Quanto costa una PEC all'anno
Una casella PEC base costa in genere fra 5 e 25 euro l'anno, le versioni con più spazio e conservazione a norma arrivano oltre i 40. Chi spedisce poche PEC l'anno spende meno con l'invio singolo, che si paga a spedizione: il pareggio con un canone da 12 euro arriva intorno alla diciassettesima. Voci di costo, rincari al rinnovo e cosa succede se la casella scade.
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Quanto costa una PEC all'anno
Una casella PEC di base costa in genere fra 5 e 25 euro l'anno più IVA. Le versioni con più spazio, notifiche SMS e conservazione a norma stanno fra 25 e 60 euro. Le caselle multiutente per studi e aziende superano i 100 euro.
Chi spedisce poche PEC l'anno può evitare del tutto il canone: l'invio singolo si paga meno di un euro a spedizione e resta conveniente fino a una quindicina di invii. La casella annuale non serve per spedire, serve per ricevere a un indirizzo stabile, ed è questa la ragione per cui imprese e professionisti la pagano comunque.
Le fasce di prezzo
| Tipo di casella | Prezzo indicativo annuo | Cosa include di solito |
|---|---|---|
| Base | 5–15 € | 1 GB casella, archivio limitato, webmail |
| Standard | 15–30 € | 1–2 GB, archivio esteso, notifiche email |
| Professionale | 30–60 € | 5 GB o più, notifiche SMS, conservazione a norma |
| Multiutente / azienda | 100 € e oltre | Più caselle, dominio proprio, gestione centralizzata |
| Invio singolo | nessun canone | Costo a spedizione, ricevute in PDF |
I prezzi si muovono poco fra un gestore accreditato e l'altro, perché il servizio è standardizzato per legge: le ricevute di accettazione e consegna hanno lo stesso valore probatorio da qualunque gestore provengano. La casella PEC annuale che offriamo costa 12,00 € l'anno e sta nella fascia base; l'invio PEC singola costa 0,73 € a spedizione.
Sul piano legale non esiste una PEC migliore di un'altra. Cambiano lo spazio, gli strumenti di gestione e il servizio di assistenza.
Cosa fa salire il prezzo
Cinque voci spostano il conto più delle altre.
Lo spazio della casella e quello dell'archivio sono due numeri distinti che i listini affiancano senza spiegarli. La casella è la posta in arrivo; l'archivio è dove i messaggi vengono spostati per liberarla. Una casella da 1 GB si riempie in fretta con allegati pesanti, e quando è piena il gestore rifiuta i nuovi messaggi: il mittente riceve un avviso di mancata consegna e la comunicazione si considera non pervenuta.
La conservazione a norma è un servizio separato che mantiene le ricevute leggibili e opponibili per dieci anni, con i requisiti previsti per i documenti informatici. Senza, le ricevute restano nella casella e la loro tenuta è un problema del titolare: cancellato il messaggio, sparisce la prova.
Il dominio personalizzato, cioè pec@tuaazienda.it al posto di un dominio del gestore, si paga a parte e richiede una configurazione DNS. Ha senso per chi usa la PEC come indirizzo pubblico dell'impresa.
Le notifiche SMS avvisano quando arriva un messaggio. Sembrano un extra superfluo finché non si perde un termine perentorio perché nessuno ha controllato la casella ad agosto.
La multiutenza serve dove più persone devono accedere alla stessa casella con credenziali proprie. Condividere una password fra colleghi funziona finché qualcuno non se ne va.
I costi che il listino non mostra
Il prezzo pubblicizzato è quasi sempre quello del primo anno. Il rinnovo si paga a listino pieno, e la differenza fra i due importi può essere consistente. Prima di scegliere in base al prezzo di attivazione conviene cercare la tariffa di rinnovo, che i gestori pubblicano ma non mettono in evidenza.
Le altre voci ricorrenti:
- Spazio aggiuntivo, venduto a blocchi quando la casella si riempie.
- Recupero della casella scaduta, con una finestra oltre la quale i messaggi non sono più recuperabili.
- Conservazione a norma, se non compresa nel piano.
- Cambio di gestore. L'indirizzo non è portabile: cambiare gestore significa cambiare indirizzo, comunicarlo a tutti e aggiornarlo nei registri pubblici.
Quest'ultimo punto è quello che pesa di più nel tempo. Un indirizzo PEC iscritto al Registro delle Imprese e usato nei contratti diventa costoso da sostituire, a prescindere da quanto costi la casella nuova.
Casella annuale o invio singolo: dove sta il pareggio
Il calcolo è semplice. Con un canone di 12,00 € l'anno e un invio singolo a 0,73 €, il pareggio arriva alla diciassettesima spedizione: sedici invii costano 11,68 €, il diciassettesimo porta il totale a 12,41 € e supera il canone.
| Spedizioni all'anno | Solo invii singoli | Casella annuale |
|---|---|---|
| 1 | 0,73 € | 12,00 € |
| 5 | 3,65 € | 12,00 € |
| 10 | 7,30 € | 12,00 € |
| 16 | 11,68 € | 12,00 € |
| 17 | 12,41 € | 12,00 € |
| 30 | 21,90 € | 12,00 € |
Il conto però vale solo per chi spedisce. Se devi anche ricevere, l'invio singolo non è un'alternativa: non ti dà un indirizzo a cui gli altri possano scriverti, e quindi non assolve nessun obbligo di domicilio digitale.
Chi manda una disdetta, una contestazione o un recesso una volta ogni tanto rientra nel primo caso, e paga solo la spedizione. Il confronto sulle due modalità è approfondito in come attivare una PEC.
Quando la PEC non è una scelta
Per una parte dei soggetti il costo non è discutibile, perché l'indirizzo è obbligatorio per legge.
| Soggetto | Fonte dell'obbligo | Dove va comunicato |
|---|---|---|
| Società di capitali e di persone | Legge 2/2009 | Registro delle Imprese |
| Imprese individuali | D.L. 179/2012 | Registro delle Imprese |
| Professionisti iscritti ad albi | D.L. 185/2008 | Ordine o collegio di appartenenza |
| Pubbliche amministrazioni | CAD, art. 6-ter | IPA |
Gli indirizzi di imprese e professionisti confluiscono in INI-PEC, l'indice nazionale consultabile gratuitamente. Chi deve trovare la PEC di una controparte parte da lì: la procedura è descritta in come trovare la PEC di un'azienda.
Per i cittadini l'iscrizione a INAD è volontaria e non richiede il possesso di una PEC a pagamento, ma chi si registra assume il rischio delle notifiche a quell'indirizzo. Una casella iscritta come domicilio digitale va controllata, perché le notifiche si perfezionano anche se nessuno le apre.
Cosa succede se la casella scade
La scadenza non è un evento neutro. Il gestore sospende il servizio, e da quel momento i messaggi in arrivo vengono rifiutati con un avviso al mittente. Per un'impresa questo significa risultare irreperibile all'indirizzo che ha dichiarato al Registro delle Imprese.
Le conseguenze pratiche:
- Le notifiche di atti giudiziari e delle amministrazioni non arrivano, e il termine per rispondere decorre lo stesso quando la mancata ricezione dipende da negligenza del titolare.
- La Camera di Commercio può contestare la mancanza di un domicilio digitale attivo e avviare il procedimento previsto per l'assegnazione d'ufficio.
- Trascorsa la finestra di recupero, i messaggi archiviati vengono cancellati e le ricevute con essi.
Il rinnovo automatico riduce il rischio, a condizione di tenere aggiornati i dati di pagamento. Una carta scaduta produce lo stesso effetto del mancato rinnovo.
Cosa cambia con la REM europea
Il regolamento eIDAS ha introdotto il servizio elettronico di recapito certificato qualificato, in Italia adottato come raccomandata elettronica (REM). La differenza sostanziale rispetto alla PEC classica è l'identificazione certa del mittente e del destinatario, che rende il recapito riconosciuto anche fuori dai confini nazionali.
Sul prezzo l'effetto finora è stato marginale: i gestori hanno adeguato le caselle esistenti senza rincari generalizzati, e la migrazione ha richiesto ai titolari un passaggio di identificazione. Chi non ha completato quel passaggio ha visto la casella limitata alle comunicazioni nazionali. Il funzionamento è spiegato in cos'è la raccomandata elettronica REM e come funziona.
Domande frequenti
La PEC è detraibile o deducibile? Per imprese e professionisti è un costo inerente all'attività, deducibile secondo le regole ordinarie, con IVA detraibile se la casella è intestata alla partita IVA. Per un privato non è prevista alcuna detrazione.
Esistono PEC gratuite? Non fra i gestori accreditati, che sostengono costi di infrastruttura e conservazione. Alcuni ordini professionali e camere di commercio offrono ai propri iscritti una casella compresa nella quota associativa, che resta legata all'iscrizione: se decade, decade anche la casella.
Il prezzo cambia se ricevo molte PEC? No, il canone non dipende dal traffico. Cambia il consumo di spazio, e quindi l'eventuale acquisto di archivio aggiuntivo.
Posso usare una sola PEC per due attività? Tecnicamente sì, ma il Registro delle Imprese chiede un domicilio digitale per ciascuna posizione iscritta. Due imprese distinte hanno bisogno di due indirizzi.
Quanto costa spedire una PEC dalla mia casella? Nulla di aggiuntivo. Il canone copre le spedizioni, e i gestori applicano solo limiti tecnici su dimensione degli allegati e numero di destinatari.
Il prezzo dell'invio singolo comprende le ricevute? Sì. La ricevuta di accettazione e quella di consegna sono parte del servizio e hanno lo stesso valore probatorio di quelle generate da una casella con canone. Arrivano in PDF e vanno conservate dal mittente, perché senza una casella non esiste un archivio del gestore a cui tornare.
Conviene pagare per più anni in anticipo? Lo sconto pluriennale esiste quasi ovunque, ma vincola a un gestore per tutta la durata e l'indirizzo non è trasferibile. Il calcolo va fatto sulla probabilità di voler cambiare, non solo sullo sconto.
Una PEC vale come raccomandata anche verso un privato? Solo se anche il destinatario ha una casella PEC. Verso un indirizzo email ordinario il messaggio parte ma non produce ricevuta di consegna opponibile. Il confronto è in PEC e raccomandata: quando si equivalgono.
Fonti ufficiali
L'elenco dei gestori PEC accreditati e le regole tecniche del servizio sono pubblicati da AgID, che vigila sui requisiti dei prestatori. L'obbligo di dotarsi di un indirizzo PEC deriva, per le società, dalla legge 2/2009 e, per le imprese individuali, dal D.L. 179/2012; per i professionisti iscritti ad albi la fonte è il D.L. 185/2008. Gli indirizzi obbligatori confluiscono in INI-PEC, gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, mentre il domicilio digitale dei cittadini è raccolto in INAD. Il quadro europeo del recapito certificato qualificato è dato dal regolamento eIDAS.
Disclaimer
I contenuti hanno valore informativo e non costituiscono consulenza professionale. I prezzi indicati sono indicativi e variano per gestore e periodo. Per gli obblighi di domicilio digitale, le conseguenze di una notifica non ricevuta e i procedimenti camerali rivolgersi a un commercialista o a un avvocato. Vedi disclaimer YMYL.